Una corsa ad ostacoli che colmare il gap infrastrutturale che nel settore idrico integrato ci separa dall’Europa.
Questo il quadro che emerge da uno studio, realizzato dal Laboratorio servizi pubblici locali di Ref Ricerche in collaborazione con Utilitalia, che oggi viene presentato nel corso di una tavola rotonda che si svolge a porte chiuse.
Enrico Netti sul Sole 24 Ore sintetizza i dati che emergono dallo studio
“Tra gli ostacoli principali c’è il nodo dei finanziamenti che negli ultimi anni ha avuto un andamento altalenante: lo scorso anno sono ritornati a quota 1,8 miliardi (+14% rispetto al 2011) mentre nel 2013 si erano fermati a circa 1,4 miliardi. Un rimbalzo non sufficiente per raggiungere gli oltre 1,9 miliardi del 2008, l’anno migliore nel recente passato. Di questi fondi meno di un terzo, circa 430 milioni, proviene da contributi pubblici. Ma queste risorse che nel corso degli ultimi anni hanno avuto un trend al ribasso”.
Per smuovere le acque e raggiungere un livello di servizio idrico vicino agli standard europei, dice lo studio, si dovrebbe investire 5 miliardi l’anno.
” Piani d’investimento più coraggiosi non solo permetterebbero di recuperare il gap verso i paesi europei più avanzati ma darebbero in più una decisa spinta al Pil e all’occupazione. – prosegue Netti sul Sole 24 Ore -. Ref stima che per ogni miliardo speso nel miglioramento del sistema idrico nazionale genera un aumento del Pil superiore ai due miliardi e porta alla creazione di circa 16mila nuovi posti di lavoro”.
Per l’articolo completo vedi Il Sole 24 Ore di oggi, martedì 22 settembre.

( Credit Foto: Acquedotto Pugliese)

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