Ammonta a circa 12,7 miliardi di euro il fabbisogno di investimenti nel settore idrico stimato per il quadriennio 2016-2019, pari a circa 3,2 mld /anno. E’ quanto emerge dalla Relazione annuale 2017 pubblicata ieri dall’Autorità per l’Energia.

Dall’analisi dei Programmi degli interventi (Pdi) dei 130 gestori per i quali la proposta tariffaria è stata trasmessa all’Aeegsi (che servono oltre 46,6 milioni di abitanti), la spesa stimata nello stesso periodo ammonta complessivamente a 9,9 miliardi di (7,8 mld finanziati con la tariffa e il resto con fondi pubblici) di cui 2,2 miliardi nel 2016, 2,5 miliardi nel 2017 e i rimanenti 5,2 miliardi ugualmente distribuiti negli ultimi due anni.

In termini pro capite si parla di una media nazionale di circa 167 /abitante con valori che oscillano dai 207 /ab. al Centro ai 121 /ab. nel Sud e nelle Isole, che presentano valori più bassi anche in virtù della apprezzabile disponibilità di fondi pubblici da destinare alle infra- strutture idriche. A metà, invece, troviamo i valori per le Regioni settentrionali: 176 /ab. nel Nord Est e 164 /ab. nel Nord Ovest.

Restando in tema di tariffa, per il 2016 l’Autorità registra una variazione media dei corrispettivi applicati all’utenza pari a +4,57%. Anche in questo caso, i valori registrati nelle varie aree del Paese si dimostrano alquanto differenziate tra loro con incrementi del 6,09% al Sud, del 5,39% nel Nord Est, del 4,51% nel Nord Ovest e del 2,38% nel Centro. Una disomogeneità, prosegue il Regolatore, che si ritrova anche nelle tariffe applicate sul territorio nazionale: da un’analisi condotta sulle strutture dei corrispettivi per il 2015 su 86 gestioni (33 milioni di abitanti), risulta addirittura l’esistenza di più bacini tariffari relativi a un medesimo operatore.

Di qui l’elevata variabilità delle bollette degli utenti domestici anche all’interno della stessa area geografica. Nel Nord Ovest, ad esempio, una famiglia tipo con un consumo annuo di 150 mc di acqua spende circa 239 /anno ma si tratta di una media tra il valore minimo di 112 / anno e il massimo di 476 /anno.

Sempre dall’analisi dei Pdi, inoltre, l’Autorità ha potuto identificare le aree di criticità che richiedono maggiori investimenti: si tratta in particolare dei servizi di depurazione e fognatura, oggetto di infrazioni europee, seguiti dal servizio di distribuzione delle acque. Le prime dieci criticità, prosegue la Relazione, riguardano da sole il 67% del fabbisogno di investimenti esplicitato nel Pdi; ancora una volta in cima alla lista compare la depurazione (37%), seguita dalla fognatura (30%) e dalla distribuzione (20%). Si tratta di voci che vanno dall’inadeguatezza degli impianti di depurazione alla mancanza totale o parziale di fognature, dall’inadeguatezza delle infrastrutture di adduzione alla criticità dei misuratori di utenza.

Infine, l’Autorità presenta anche un’analisi dell’impatto tariffario della regolazione della qualità, esplicitato dalla componente Opexqc che corrisponde ai costi aggiuntivi connessi all’adeguamento degli standard introdotti con la direttiva 664/2015/R/idr. Questi costi, scrive l’Aeegsi, risultano essere piuttosto contenuti e pari in media a 0,8 /anno/ab. Al 31 maggio 2017, conclude, sono stati approvati gli Opexqc relativi a 34 gestioni per un ammontare di 29,5 mln per l’intero quadriennio a fronte di un totale richiesto pari a 35,5 mln .

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