Giovanni Valotti, presidente di Utilitalia, nelle scorse settimane sul Sole 24 Ore ha spiegato cosa possono fare le utility locali a fronte di strategie incentrate sulla transizione in chiave ambientale del sistema industriale, sulla piena attuazione dell’ economia circolare, sulle tematiche dell’ innovazione e su una nuova stagione che faccia dell’ Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile il suo punto di forza.

” Le utility locali associate a Utilitalia, se messe nelle condizioni, possono fornire un contributo importante: hanno infatti un potenziale di investimento di 50 miliardi nei prossimi cinque anni e la possibilità di creare 100 mila nuovi posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto – ha scritto Valotti sul Sole 24 Ore nel suo intervento -.  In primo luogo, è necessario ragionare su una riorganizzazione del settore idrico che parta dai nodi critici. Per recuperare il gap infrastrutturale sono necessari ingenti investimenti, il cui finanziamento e la cui concreta realizzazione sul piano tecnico possono essere assicurati solo da soggetti industriali qualificati, siano essi totalmente pubblici, misti o quotati, come nella situazione attualmente in essere”.

Lo sviluppo del servizio registrato in alcune aree del Paese lo si deve soprattutto alla presenza di operatori industriali qualificati. Mentre i ritardi si accumulano nella lentezza  di molte amministrazioni locali nell’ applicare una riforma ormai vecchia di un quarto di secolo : la Legge Galli che sarà al centro della discussione del Festival dell’Acqua a Venezia.

” Una riforma del settore – ha proseguito Valotti – dovrebbe quindi dare la possibilità allo Stato di subentrare alle amministrazioni inadempienti, favorire la nascita di nuovi soggetti industriali e lasciare libertà di scelta a quei territori che hanno dato prova di sapersi organizzare”.

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