Claudio Koporossy
Claudio Koporossy (Losanna, 1951) coltiva la passione per la fotografia fin da giovanissimo. Un momento importante risale agli anni Sessanta, quando suo padre, di ritorno da un viaggio in Giappone, gli portò una Nikon F. Da allora la fotografia lo ha accompagnato costantemente, dapprima attraverso i soggetti più tradizionali – ritratti, paesaggi, luoghi e culture incontrati durante i suoi numerosi viaggi – e successivamente come forma sempre più personale di ricerca ed espressione artistica. Poco più di dieci anni fa avverte l’esigenza di trovare un soggetto che fosse veramente suo, allontanandosi dalle immagini che tutti, in qualche modo, fotografano. Inizia così un periodo di intensa sperimentazione, dedicandosi anche alla macrofotografia e alla ricerca di un proprio linguaggio visivo.
La svolta arriva quasi per caso a Roma, davanti alla Fontana dell’Acqua Paola, sul Gianicolo. Fotografando l’acqua, Koporossy ha quello che lui stesso definisce un vero e proprio colpo di fulmine. I primi risultati sono ancora molto lontani dalle immagini che ha in mente, ma l’attrazione per l’acqua diventa irresistibile. Inizia così un lungo lavoro di sperimentazione, provando differenti fotocamere, obiettivi, tempi di esposizione e impostazioni, fino a riuscire progressivamente a trasformare ciò che l’occhio vede in qualcosa di diverso: forme, trasparenze, riflessi e movimenti che la fotografia permette di rivelare. Da allora l’acqua è diventata il soggetto centrale della sua ricerca fotografica e il filo conduttore di tutto il suo lavoro artistico.
Nel 2018 espone ai Musei di San Salvatore in Lauro a Roma con Dell’Acqua, dedicata alle fontane di diversi Paesi del mondo e alla serie Water Natures. Nel 2019 le sue opere vengono presentate in Kuwait allo Yarmouk Cultural Centre/Dar Al Athar Al Islamiyyah e, nello stesso anno, a San Pietroburgo, su invito di Semyon Mikhailovsky, direttore dell’Accademia di Belle Arti, con la mostra Acqua Russa. Sempre nel 2019 presenta L’Anima dell’Acqua al Castel dell’Ovo di Napoli. Seguono La Magnifica Ossessione al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera nel 2020, Invisibilia alla Palazzina Marfisa d’Este di Ferrara nel 2021 e Alahambra al MART, Palazzo delle Albere di Trento, nel 2022, curata dallo scrittore, poeta e saggista Tahar Ben Jelloun. Nello stesso anno espone Tra Realtà e Creazione, Immaginando Isole al Museo Archeologico Regionale Eoliano Luigi Bernabò Brea di Lipari, Alma a Palermo e Acqua di Rose a Bologna.
Tra le esposizioni più recenti figurano Ripples & Reflections a Las Vegas nel 2023, The Body Language di ITSLIQUID a Venezia nel 2025 e L’Acqua Catturata dalla Luce a Zurigo nel 2025. Oggi l’acqua rimane il soggetto centrale e distintivo della fotografia di Claudio Koporossy. Lo affascina per la sua inesauribile capacità di trasformarsi: acqua che scorre, cade, esplode, riflette, deforma, nasconde e rivela. Attraverso la fotografia cerca di fermarne per un istante il movimento e di rendere visibili forme e realtà che spesso sfuggono all’occhio umano.
Ma alla ricerca della bellezza si accompagna anche una convinzione: per proteggere qualcosa bisogna prima imparare a guardarla, a conoscerla e ad apprezzarla. Mostrare la straordinaria bellezza dell’acqua diventa così anche un modo per richiamare l’attenzione sul suo valore e sulla necessità di rispettare una risorsa essenziale che troppo spesso consideriamo inesauribile e che continuiamo a sprecare.
Le sue fotografie nascono quindi da una fascinazione estetica, ma portano con sé anche un invito: guardare l’acqua con occhi diversi, riscoprirne la bellezza e, attraverso quella bellezza, comprenderne ancora meglio il valore. L’acqua non è soltanto vitale: è infinitamente bella.